Da IL SECOLO XIX del 30  Gennaio 2013

 

I COMUNISTI NON SANNO

A CHI DARE IL LORO VOTO

MARCO TRAVERSO

Chi rappresenta i comunisti in questa tornata elettorale? A chi, un comunista, dovrebbe dare il proprio voto? La risposta, purtroppo scontata, è identica per entrambe le domande: nessuno.

E’ quasi naturale, ormai, sorvolare su ciò che il Partito Democratico rappresenta. Per chi ha ancora dubbi sulla sua posizione centrista e sull’identità liberista sono illuminanti le parole di Monti, che si è congratulato con il Pd per aver finalmente tagliato i ponti con il passato comunista. Spiace dirlo, ma almeno su questo concordiamo con il premier uscente. Bersani invece, nel suo spasmodico desiderio governista, tranquillizza le élite di questo Paese dichiarandosi assolutamente contrario a una patrimoniale. Rimane Vendola: le fabbriche di Nichi sembrano ormai destinate a delocalizzare alla ricerca di un accordo con il Pd e sono superate a “sinistra” dell’ennesima armata Brancaleone del movimento Ingroia. Il buon Vendola prova a rassicurare Monti dicendosi disponibile a discutere di riforme, ma non sembra in grado di raccogliere la fiducia dei centristi.

Rivoluzione civile, dunque. Ingroia è riuscito a ricostituire qualcosa di molto simile alla fallimentare Lista Arcobaleno di alcuni anni or sono. In questo coacervo di partiti, cercano l’ennesima salvezza formazioni in piena e definitiva crisi come l’Italia dei Valori, il Partito dei Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista. Il programma – al di là della dialettica di Ingroia che, dal punto di vista personale, può attirare qualche voto – si riduce nella pratica in un accordo, nemmeno tano chiaro, per salvare la vecchia dirigenza dei partiti suddetti. E’ paradossale che anche in questo caso, la lite per la formazione delle liste sia stata palese e clamorosa: basti citare il caso Borsellino in Sicilia, della Strada in Lombardia e, ultimo, di De Magistris. Come potrebbe un comunista votare gli arancioni di Ingroia, dove fanno bella mostra di loro personaggi come Li Gotti (avvocato difensore di Buscetta e Brusca), Mutolo (ex fascista Msi), la Cucchi (che ha partecipato a convegni di Casa Pound), Giardullo (poliziotto contrario alla legge sulla tortura e al codice identificativo) ?

In Liguria, Rivoluzione civile candida al Senato Di Nardo dell’IdV (partito al centro di una bufera giudiziaria di dimensioni bibliche), favorevole al Trattato di Lisbona, servitore fidato del governo Monti e favorevole al pareggio in bilancio in Costituzione.

Insomma, è davvero incomprensibile capire come i compagni di Rifondazione – che si definiscono comunisti – possano votare il movimento di Ingroia, ammesso e non concesso che anche per loro valga l’adagio borghese  del turiamoci il naso.

Crediamo che, chi si definisce comunista, debba valutare seriamente in quale modo partecipare alle prossime elezioni. Csp-Partito Comunista, unico ad essere immune al delirio elettoralista che sembra consumare la dirigente di Rc e del Pdci, sta lavorando per la costruzione di un vero Partito Comunista. Davvero se ne sente il bisogno.

 

L’autore è segretario provinciale del Partito Comunista.